Gli Italiani usano ancora il contante?

Scopri un’analisi dettagliata sul ruolo del denaro contante nell’economia italiana e l’importanza della transizione verso i pagamenti digitali.

Nell’attuale panorama italiano, il denaro contante continua a svolgere un ruolo significativo, influenzando diversi aspetti della vita quotidiana e dell’economia nazionale.
Nonostante i cambiamenti tecnologici e sociali degli ultimi anni, il legame con il contante rimane profondamente radicato nella cultura e nelle abitudini dei cittadini.
In questo contesto, ci proponiamo di esplorare le ragioni dietro questa persistente preferenza per il contante, i progressi compiuti verso una società cashless e le sfide ancora da affrontare lungo il percorso di trasformazione verso un sistema di pagamenti più digitale ed efficiente.

Gli italiani e il contante: la situazione

Se c’è una cosa che gli italiani amano, forse ancora troppo, quella cosa è il contante.
Oggi analizziamo questo fenomeno che riguarda molto da vicino noi, e soprattutto, l’economia italiana.

Il report “Verso un’Italia cashless” realizzato da The European House Ambrosetti ci fornisce una panoramica chiara di quanto noi italiani siamo ancora molto legati al contante.

Se diamo un’occhiata all’ultimo dato relativo al 2023 del Cash Intensity Index, che misura il livello di dipendenza dal contante dei vari paesi, l’Italia si piazza, ancora una volta, nella classifica delle nazioni che proprio non riescono ancora staccarsi dal caro vecchio denaro fisico.

Per capirci, su 144 paesi, siamo tra i 28 peggiori. È chiaro, quindi, che c’è ancora tanto da fare per migliorare la situazione.

Negli ultimi anni, però, qualche passo avanti verso il cashless lo abbiamo fatto.

Se guardiamo il “cashless society index”, che misura la propensione all’utilizzo dei pagamenti digitali nell’Unione Europea, vediamo che, se è vero che l’Italia non brilla, visto che ci posizioniamo 21esimi, rispetto all’anno scorso abbiamo guadagnato 4 posizioni e anche il GAP con i top performer, cioè l’Irlanda, la Danimarca e i Paesi Bassi si è ridotto.

E questo miglioramento è figlio di un dato che è l’aumento del volume dei pagamenti digitali, che nel 2023 ha raggiunto i 450 miliardi di euro, con un incremento del 12,5% rispetto al 2022 e arrivando a rappresentare oltre il 40% dell’intero valore dei consumi delle famiglie nel paese.

Questo è stato possibile anche grazie alla crescita del “Buy Now Pay Later” (BNPL), che è il servizio che permette di acquistare prodotti oggi e pagarli a rate in futuro. Questa modalità di pagamento è in estrema crescita, visto che ha raggiunto il 6,5% delle transazioni digitali nel 2023 e che è stata utilizzata almeno una volta da ben 7 italiani su 10, segno che lo strumento sta diventando ormai di uso comune nel nostro Paese.

Perché è così importante spostarsi verso i pagamenti digitali?

Ci sono almeno 5 motivi per cui una società più “cashless” è più auspicabile:

  1. Il primo motivo, e forse quello più importante, è il fatto che il ricorso ai pagamenti digitali è uno dei modi più efficaci per combattere l’evasione fiscale, che in Italia è ancora troppo elevata. Pensate che nel 2021, l’Italia ha visto l’economia non osservata, che comprende quindi tutto il sommerso e le attività illegali, cubare oltre 190 miliardi di euro, con una crescita del 10% rispetto al 2020. E questi dati purtroppo si riflettono direttamente sul VAT gap, ovvero quell’amara differenza tra quanto IVA dovrebbe incassare lo Stato e quanto ne entra effettivamente nelle casse. Pensate che gli ultimi dati ci dicono che nel 2021 ci siamo lasciati sfuggire ben 14,6 miliardi di euro di IVA, praticamente ¼ di tutta l’IVA evasa a livello europeo. Visto che è dimostrato come i pagamenti digitali siano un ottimo modo per combattere l’evasione, andare verso un progressivo abbandono del contante avrebbe come diretto vantaggio proprio la riduzione del sommerso.
  2. Meno contante vuol dire più sostenibilità ambientale, visto che le transazioni digitali producono in media il 21% in meno di CO2 rispetto ai pagamenti in contante.
  3. Meno contante vuol dire più velocità, visto che ogni transazione digitale fa risparmiare in media 25 secondi rispetto ad una in contanti.
  4. Meno contante vuol dire più efficienza, visto che gestire i contanti è molto costoso e molto più costoso rispetto a gestire un pagamento digitale
  5. E infine meno contante vuol dire più sicurezza, visto che si eliminano i rischi di eventuali furti che potrebbero accadere e colpire gli esercenti.

Ci sono motivi culturali e generazionali?

Nonostante però tutti questi benefici, l’adozione dei pagamenti digitali incontra ancora enormi resistenze, e molte di queste sono legate a motivi culturali e generazionali.

Se guardiamo a chi è più affezionato alle banconote, per esempio, scopriamo che sono gli over 60 quelli che più amano utilizzare il denaro fisico, quando invece oltre l’80% della generazione Z preferisce i pagamenti digitali e addirittura molti di questi decidono di non portare con sé alcuna forma di contante in una giornata tipo.

Il problema non è solo generazionale però, ma anche culturale. Da una parte ci sono molti over 60 che preferiscono il contante perché non si fidano dei pagamenti digitali e preferiscono avere i “soldi tra le mani”. Dall’altra ci sono alcuni esercenti che preferiscono il contante perché lamentano costi di commissioni troppo alte per la gestione dei pagamenti digitali, a tutto scapito loro e a tutto beneficio degli istituti finanziari.

Pensate che sempre secondo la ricerca di The European House Ambrosetti, ancora un esercente su cinque decide di rifiutare i pagamenti cashless nonostante siano ora obbligati per legge ad accettarli.

Quindi, in questo caso parliamo di problema culturale perché il rifiuto è spesso più concettuale che concreto, nel senso che conti alla mano spesso le commissioni incidono molto meno di quanto incidono i costi di gestione del contante, con l’unica differenza che le commissioni sono palesi mentre la gestione del contante presenta costi che spesso non si vedono.

C’è chi sostiene poi che il vero motivo per cui il contante è preferito è legato proprio ad una possibilità di evadere le imposte dovute, seguendo un po’ quel classico stereotipo che è pieno di verità del “il totale è €120, ma senza fattura è €100”.

Insomma, l’adozione dei pagamenti cashless è sicuramente la via da percorrere da qui ai prossimi anni per l’Italia ma come spesso accade per molte classifiche, ancora fatichiamo se confrontati con i nostri vicini europei.

Ad onor del vero, qualche passo avanti lo abbiamo fatto, ma c’è ancora veramente tanta strada da fare.

...
News dai Mercati
Il pastore Eligio Regalado: oltre 3 milioni con una frode crypto
...
News dai Mercati
Gli ETF e l’halving di Bitcoin: di cosa si tratta
...
News dai Mercati
Nuova emissione di BTP Valore: analisi e strategie nel 2024