Lo Yen tocca i minimi storici: cause e prospettive future

Scopri cosa sta guidando questa tendenza e quali potrebbero essere le implicazioni future.

Tradizionalmente considerata una valuta sicura, lo Yen ha visto un notevole deprezzamento negli ultimi anni, che solleva domande e preoccupazioni nel mercato finanziario globale.

Giappone: cosa succede?

Mentre il 29 aprile in Giappone si aprivano le festività della Golden Week, sui mercati valutari lo Yen ha toccato negli scambi intraday, ordine di acquisto o vendita di un qualsiasi tipo di asset, quota 160 contro il dollaro, livello che non si registrava dal 1990. Questo, ha segnato il punto di arrivo di un lungo trend di deprezzamento che trova nelle divergenze di politica monetaria, nelle differenti traiettorie di crescita economica e nelle dinamiche inflazionistiche, rispetto al mondo occidentale, le sue principali cause.

Se, infatti, negli ultimi due anni nel resto del mondo le principali banche centrali procedevano ad uno dei più violenti rialzi dei tassi per far fronte alle spinte inflazionistiche da ripresa economica post-Covid, nel Paese del Sol Levante si è giocata una partita di tutt’altra intonazione, con crescita e inflazione contenuta, e una politica monetaria ultra-accomodante, decisamente in controtendenza rispetto a quella messa in campo, tra le altre, da FED e BCE.

Un contesto che ha costituito un terreno fertile per le operazioni di “carry trade”, ovvero quella strategia finanziaria che consiste nel prendere in prestito una valuta a tassi di interesse più bassi, in questo caso lo YEN, per scambiarli con valute che offrono rendimenti più alti, come il dollaro.

L’obiettivo è ottenere un profitto dal differenziale dei rendimenti, al netto chiaramente delle fluttuazioni nei tassi di cambio. Il perdurare di questa situazione, alla luce anche del comportamento della Federal Reserve, ha dato enfasi al cosiddetto momentum, dove il deprezzamento dello yen ha spinto gli investitori a vendere ulteriormente, alimentando un circolo vizioso di indebolimento della valuta ben rappresentata dal concetto di “profezia che si autoavvera”.

Yen: Tra Opportunità di Crescita e Sfide di Deprezzamento

Sebbene uno Yen debole presenti alcuni vantaggi, come favorire in modo importante l’export, così come la crescita di alcuni settori come il turismo, confermato dal boom che sta recentemente interessando Tokyo, dall’altro comporta un costo maggiore di beni come quelli energetici e alimentari, di cui il Giappone è importatore netto, delineando sicuramente un motivo di preoccupazione per le famiglie con ricadute sui consumi e per le istituzioni giapponesi.

Le speranze per un cambio di rotta nella politica monetaria erano inizialmente arrivate a marzo, con l’abbandono del negative interest rate policy, noto come NIRP, che ha visto appunto la banca centrale guidata da Ueda portare il tasso di riferimento in territorio positivo, con quello che è stato il primo rialzo in 17 anni.

Un’illusione di convergenza verso i modelli adottati dalle banche centrali occidentali, che ha però ben presto lasciato spazio ad un approccio “dovish” reiterato nel meeting di aprile, con la decisione di non procedere ad un nuovo rialzo nonostante l’emergere di alcune spinte inflazionistiche sul fronte salariale, e confermando oltretutto il ritmo già corposo sugli acquisti dei titoli di stato domestici.

Tanto è bastato, in aggiunta ai toni della conferenza stampa da parte del governatore della BoJ, per vedere rotta la quota dei 160 Yen per dollaro. Una soglia critica che ha reso necessario un intervento a supporto della valuta, con un’operazione che, seppur non ufficialmente confermata dalle autorità, ha comportato una vendita di riserve di valuta estera stimata nell’ordine di 35miliardi di dollari.

Cosa ci aspetta in futuro?

Il prossimo evento chiave sarà ora il meeting di giugno, con la BoJ impegnata in un delicato esercizio nel quale non solo dovrà tenere conto delle dinamiche di crescita e inflazione domestiche e non, ma anche dell’effetto che tassi di interesse più alti potrebbero avere sul costo del debito, alla luce di un deficit che supera il 250% del PIL.

Fino ad allora, non è escluso che il mercato possa testare nuovamente i livelli di guardia sulla valuta che ne hanno determinato l’intervento a sostegno, e bisognerà quindi attendere un segnale forte dalla BoJ prima che lo Yen ritorni ad essere, per citare il titolo di una vecchia canzone, “Big in Japan”.

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