Crisi delle banche: quando il cash non è più trash

Il recente e imprevedibile cambio di scenario sui mercati ha destato nuovamente paura per la stabilità finanziari mondiale.

Mesi a parlare di inflazione, crescita, tassi e senza alcun preavviso si è consumato il secondo più grande fallimento bancario nella storia statunitense e il ritorno di timori sulla stabilità finanziaria.

Questo crack pur essendo dovuto a una gestione scellerata dei rischi, è stato tuttavia, sufficiente a riportare paure che sembravano seppellite da un decennio.

Crisi nelle banche: che succede?

Nell’ultima settimana alcune banche americane sono fallite, costringendo le autorità statunitensi a ripararsi con delle misure aggressive: la Signature Bank ma prima di lei impossibile non nominare Silicon Valley Bank (SVB) e Silvergate Bank.

Senza addentrarci nei fatti che hanno portato al fallimento di questi istituti finanziari, in particolare quello SVB, è innegabile che questa storia, per quanto molto specifica all’interno del microcosmo delle startup americane, cambi le carte in tavola poiché può rimettere in discussione la «messa in sicurezza» del settore bancario e allungare un’ombra funesta su tutti quei business indebitati che hanno beneficiato a lungo di tassi di interesse a zero.

Come se non bastasse, anche l’Europa trema: negli ultimi giorni, le azioni di Credit Suisse – leader di mercato globale nel settore wealth management, con solide competenze di investment banking e asset management – sono crollate. In pochi giorni, si è quindi dovuti arrivare a un accordo storico per la Svizzera dove Ubs, la più grande e importante banca del paese alpino, ha acquistato Credit Suisse per circa tre miliardi di euro, con l’aiuto della banca centrale svizzera che ha versato 100 miliardi di liquidità per far fronte a eventuali perdite.

Philip Roth diceva che «dopotutto, siamo la somma delle nostre esperienze». Ora, l’esperienza del fallimento di Lehman Brothers, società attiva nei servizi finanziari a livello globale che ha dichiarato fallimento nel 2008 annunciando debiti bancari per 613 miliardi di dollari, ha lasciato negli operatori una specie di stress post-traumatico, infatti, SVB ha rievocato vecchi incubi che possono essere superati solo con nuove rassicurazioni da parte delle banche centrali e dei governi.

Una gestione corretta dello stress finanziario diventa un presupposto necessario per tornare alla normalità.

Nel contesto descritto è opportuno mantenere un approccio razionale, i cambiamenti in atto devono spingere da una parte a ricercare difesa negli attivi di qualità e dall’altra nell’aspettare le occasioni che si presenteranno in futuro.

Da questo punto di vista le esperienze passate insegnano che da ogni crisi si è sempre emersi con opportunità.

In sostanza, la risalita dei tassi dell’ultimo anno ci offre rendimenti interessanti anche in investimenti a basso rischio. Quindi bond a breve, blue chips di settori resilienti, cioè azioni ordinarie delle società a forte capitalizzazione e grande solidità ed emerging market sono il primo ambito da guardare, poi ci sono i titoli monetari italiani.

Opportunità future

Nell’ultimo periodo, alcuni strumenti di gestione della liquidità un po’ dimenticati, come anche i Bot e Certificati di Credito del Tesoro (Cct), sono ritornati di estrema attualità.

Da un lato pesano le tensioni internazionali, dall’altro i livelli di guardia raggiunti da alcune variabili di mercato che hanno messo pressione a tutto il settore finanziario nelle ultime settimane.

Giusto per dare un’idea dell’impatto di alcune di queste variabili, basti pensare che negli Stati Uniti il tasso risk free ha superato il 5%, in un contesto in cui il dividendo medio dell’azionario paga poco meno del 2% (non accadeva dal 2007).

Questo cambio di regime spinge le banche a difendere il proprio margine di interesse e allo stesso tempo, rende difficile il raccoglimento di capitali a buon mercato per i privati.

Per chi investe, invece, comprare rendimento a breve sul monetario è ora decisamente conveniente.

L’inflazione resta un pericolo ma esistono strumenti floater, cioè strumenti del reddito fisso con una cedola o tasso di interesse che seguono le variazioni di un indice dei tassi a breve o alcuni investimenti nostrani come il Btp Italia, non lunghissimi ma efficaci nella difesa del potere d’acquisto.

I risparmiatori mostrano molta negatività per gli investimenti lunghi che richiedono un capitale paziente, questo perché viviamo un contesto di curve invertite.
Ad esempio, la differenza tra il tasso a due anni e quello a dieci anni è ai massimi, tanto che negli Stati Uniti ha superato nelle scorse settimane un livello che non si vedeva dagli anni ’80. Questo generalmente ha sempre anticipato recessione o instabilità finanziaria.

In questo contesto risulta difficile valutare in modo oggettivo i risk asset o gli attivi immobilizzati su lunghe scadenze ed è quindi importante mantenere un approccio molto selettivo e opportunistico, preferendo in generale quegli strumenti ampiamente diversificati.

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