Cina, anno del Coniglio o del Dragone?

Quanta importanza avrà la riapertura del Paese sullo scenario globale?

Il 2023 promette di essere l’anno della ripartenza dopo un periodo non positivo, soprattutto per la Cina, infatti, oltre alle decisioni di politica monetaria e ai dati inflattivi, l’evento che sta caratterizzando questa prima parte dell’anno è sicuramente la riapertura della sua economia.

Economia Cina: la situazione

L’economia cinese ha dovuto affrontare sfide impegnative nell’ultimo anno a causa del persistere dell’epidemia di Omicron, del rallentamento del mercato immobiliare, delle vendite al dettaglio e dei consumi che hanno avuto ripercussioni sulla crescita del PIL che nel 2022 si è chiuso al 3%, ben al di sotto del target di Pechino del 5,5%.

La politica di tolleranza zero verso il Covid ha imposto lunghi lockdown in diverse città, spesso anche totali, e pesanti restrizioni alla mobilità che hanno zavorrato la ripresa economica della Cina.

In tale contesto e alla luce delle crescenti proteste nei principali stabilimenti del Paese, come in Foxconn, multinazionale taiwanese, grande produttrice di componenti elettrici ed elettronici tra tutte, chiamata anche «iPhone City», la Cina ha deciso di abbandonare velocemente la strategia zero Covid alla fine di novembre. Questo dovrebbe far sì che l’economia inizi a migliorare più velocemente, in particolare, dovrebbe trarne beneficio il settore dei servizi.

Ciò avrà ricadute positive anche sui partner commerciali cinesi e sulle materie prime, con i metalli industriali in recupero, rame tra tutti.

Cina, cosa succede con il reopening?

L’anno del Coniglio iniziato il 22 gennaio potrebbe quindi essere in realtà quello del Dragone (simbolo di fortuna, speranza e salute), come dimostra anche l’ultimo trimestre del 2022: l’Msci China lo scorso ottobre segnava un calo del 55% rispetto ai picchi di 18 mesi prima, in poche settimane ha recuperato circa il 30% del valore.

Il governo di Pechino ha deciso di sostenere il settore immobiliare e di mostrarsi meno intransigente nei confronti delle società tecnologiche mentre la Banca Centrale Cinese, al contrario di Fed & Co., sta effettuando scelte di politica monetaria espansiva a sostegno della ripartenza.

La Banca Mondiale stima il Pil del gigante asiatico espandersi del 4,3% nel 2023 e il consenso Bloomberg si avvicina al 5%. Questo è rilevante in quanto la Cina rappresenta circa il 15-20% del Pil globale.

Nel complesso, il 2023 dovrebbe essere un anno ragionevolmente positivo per l’economia cinese, soprattutto rispetto al 2022, ma questo scenario favorevole non è esente da rischi, di conseguenza, lo slancio economico potrebbe essere volatile.

La velocità fulminea con cui la Cina ha riaperto dopo tre anni di politiche zero Covid potrebbe portare a una serie di difficili sfide nel breve periodo, alimentando pressioni inflazionistiche su prezzi alimentari, di energia e delle materie prime (la Cina è il principale importatore mondiale di petrolio e di molte altre commodities).

Nel nuovo anno sarà interessante tenere sotto controllo inflazione e reopening cinese, che potrebbero generare nuove spinte inflazionistiche e altra volatilità, come accaduto alle economie occidentali dopo la pandemia. Ma quello cinese resta sicuramente un tema che offre un’opzionalità interessante in quanto la riapertura potrà favorire una spinta notevole alla ripresa economica.

Conseguenze e opportunità

Mark Twain diceva che «Non è quello che non sappiamo che ci crea problemi, ma è quello che crediamo di sapere alla perfezione».

I mercati credevano di sapere alla perfezione che sarebbe arrivata una recessione che avrebbe risolto inflazione, colli di bottiglia e scarsità di risorse, riportando le banche centrali a tagliare i tassi dopo l’estate.

In realtà, gli economisti sono passati da temere un atterraggio duro, ad un rallentamento temporaneo («soft landing»), fino ad arrivare a nessuna contrazione.

Di fatto, a pilotare in questo «atterraggio» ci sono le banche centrali che dovranno decidere la rotta con dati contrastanti e tanti rischi.

Senza una recessione, difficilmente l’inflazione tornerà al 2%: migliore sarà la crescita più in alto andranno i tassi di interesse.

Andando verso l’estate si capirà meglio se l’inflazione continuerà a diminuire, se le economie reggeranno ai rialzi dei tassi e se la riapertura cinese potrà portare oltre che crescita anche inflazione.

Quindi, che si abbia o no partecipato alla festa di inizio ’23 ora è il momento di diventare più attenti e selettivi nelle scelte di investimento: poca duration, credito di qualità e azionario emergente sono le aree dove ricercare opportunità.

Lo scenario resta incerto in entrambe le direzioni, quindi sarà meglio adattarsi che prevedere in modo tale che non sia quello che non sappiamo a crearci problemi.

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