Cambiamento e continuità: prospettive sui mercati globali nel 2024

Il ‘24 è partito sullo slancio dello scorso anno con mercati in rialzo ma con elementi di preoccupazione. Cosa succederà?

John Fitzgerald Kennedy una volta disse che «il cambiamento è la legge della vita e chi guarda solo al passato o al presente, si perde il futuro».

Con la sua celebre citazione, ci ricorda che il cambiamento è una costante della vita, e ignorare il futuro significa perdere di vista le opportunità che esso porta con sé…e questo vale anche per i mercati.

Scenario attuale

Il ‘24 è partito sullo slancio dello scorso anno con mercati in rialzo ma con elementi di preoccupazione in larga parte ignorati.

I principali dati macroeconomici degli Stati Uniti confermano la resilienza dell’economia, mentre le recenti cifre sull’inflazione, superiori alle previsioni, hanno ridotto le aspettative sul numero di tagli dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve. Attualmente, se ne prevedono meno di due nel corso del 2024.

Nell’Eurozona, i dati economici sono stati meno brillanti ma l’inflazione sta gradualmente tornando sui livelli desiderati. Pertanto, occorrerà verificare se la Banca Centrale Europea sia disposta, diversamente dal passato, ad anticipare la Fed nell’adozione di decisioni sui tassi.

Nel comparto obbligazionario, i titoli governativi core hanno registrato una performance negativa dall’inizio dell’anno, influenzati dalla riduzione delle aspettative di taglio dei tassi da parte delle banche centrali. Tuttavia, i titoli governativi periferici hanno mostrato un rendimento leggermente positivo.
Nel comparto azionario, si sono registrati rendimenti positivi su quasi tutti i mercati, con gli Stati Uniti trainati dalla ripresa dei “Magnificent 7” (Apple, Microsoft, Meta, Amazon, Alphabet, NVIDIA e Tesla) e l’S&P 500 che ha segnato un aumento del 10% dall’inizio dell’anno. Anche il mercato europeo ha mostrato risultati positivi, con valutazioni ancora allettanti, in particolare nell’EuroStoxx. I mercati emergenti hanno riportato risultati inferiori, seppur positivi, con la Cina che sembra aver invertito la tendenza negativa iniziale.

Le Banche Centrali e la Geopolitica

Come detto in precedenza, la combinazione tra crescita resiliente e inflazione elevata ha spostato in avanti l’inizio della riduzione dei tassi.

In particolare, il mercato ora sconta per la Fed meno di mezzo punto di taglio entro fine anno mentre per la BCE lo 0,75%.

Nel frattempo, il rischio geopolitico è aumentato dopo lo scontro tra Israele e l’Iran.

Infatti, oltre ai conflitti già in corso, un peggioramento delle tensioni in Medio Oriente potrebbe portare a un’escalation. Questo spiega la risalita del prezzo del petrolio e i nuovi record fatti segnare dall’oro.

Nel contesto descritto, le obbligazioni hanno registrato performance negative. Il credito ha contenuto le perdite grazie al restringimento degli spread ma ha perso attrattività relativa.
Per contro, l’azionario ha mostrato rendimenti positivi, con gli Stati Uniti che sono stati trainati ancora dai tecnologici. Bene anche il mercato europeo mentre gli emergenti hanno pagato la debolezza della Cina.

Conclusioni e prospettive

Ricapitolando, quindi, nei primi mesi dell’anno i mercati hanno sposato il «soft landing» finché la geopolitica e l’inflazione hanno cambiato lo scenario.

In prospettiva, quindi, il rischio principale rimane l’inflazione. Di conseguenza le obbligazioni a lunga scadenza e il credito sono poco attraenti.

Al contrario, l’azionario, senza un’escalation geopolitica, giustifica ancora un approccio cautamente costruttivo.

In conclusione, lo scenario si è fatto più complicato e con molte incertezze.
L’ottimismo iniziale sui tassi espone i mercati a fasi di turbolenza, tuttavia, parafrasando Franklin Delano Roosevelt, se «non possiamo prevedere il futuro, possiamo [almeno] prepararlo».

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